Turismo sanitario in Italia. Sfide e prospettive per una sanità di prossimità

Il sistema di prevenzione sanitaria in Italia, pur essendo teoricamente accessibile a tutti, rivela profonde disparità tra le diverse regioni, soprattutto nel confronto tra Nord e Sud. Queste differenze si riflettono tanto nell’accesso alle strutture quanto nella qualità e rapidità dei servizi offerti.

I dati più recenti del Ministero della Salute evidenziano che nel 2022 erano disponibili 203.800 posti letto per degenza ordinaria e 11.906 per day hospital, ma tali risorse non sono equamente distribuite sul territorio. Le regioni settentrionali, come la Lombardia e l’Emilia-Romagna, dispongono di una maggiore capacità e di servizi più efficienti, mentre le regioni meridionali, come Calabria e Sicilia, registrano carenze significative in termini di strutture e tempi di attesa, con differenze di accesso alle cure di oltre 90 giorni​.

Questa disomogeneità ha contribuito allo sviluppo del cosiddetto turismo sanitario interregionale, fenomeno che vede molti cittadini meridionali spostarsi verso il Nord per accedere a cure migliori o più rapide. Un rapporto di AGENAS del 2023 indica che circa il 7% dei pazienti italiani si sposta tra le regioni per ricevere cure specialistiche. Le regioni più attrattive sono Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, mentre Calabria e Campania registrano il maggior numero di cittadini che partono per altre regioni. Questo flusso continuo di pazienti genera disagi economici e psicologici per chi si trova costretto a viaggiare, affrontando spese per il trasporto, l’alloggio e le cure. Allo stesso tempo, aumenta la pressione sulle strutture sanitarie delle regioni settentrionali, che devono gestire un sovraccarico di pazienti extra-regionali​.

Le disparità nell’accesso alle cure creano difficoltà ulteriori per i cittadini, specialmente quelli con minori risorse economiche. In questo contesto, il fenomeno del turismo sanitario accentua le disuguaglianze territoriali, poiché chi ha la possibilità di spostarsi riesce a ottenere cure di qualità, mentre chi non può permetterselo è costretto a subire le inefficienze del sistema sanitario locale. Ad esempio, in Campania, oltre il 30% dei pazienti oncologici ha preferito spostarsi in altre regioni per accedere a trattamenti tempestivi​.

Per cercare di affrontare queste disuguaglianze, il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025 ha proposto una serie di misure, tra cui l’aumento della digitalizzazione delle strutture sanitarie, l’introduzione di servizi di telemedicina e la creazione di percorsi di prevenzione a livello locale. La Regione Emilia-Romagna ha già implementato modelli di prevenzione di prossimità, che consentono ai cittadini di accedere a screening e cure preventive in centri vicini alle loro residenze, riducendo così il bisogno di spostamenti interregionali e migliorando l’efficacia della prevenzione sanitaria​.

Tuttavia, affinché queste iniziative abbiano un impatto significativo a livello nazionale, sono necessari investimenti sostanziali, una maggiore collaborazione tra Stato e Regioni e un monitoraggio costante dei risultati ottenuti. Solo attraverso un sistema più equo e una distribuzione omogenea delle risorse si potrà garantire un accesso uniforme ai servizi sanitari e prevenire la necessità di spostamenti tra regioni per ottenere cure adeguate.

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